10 scrittori che disegnavano – parte seconda

  6) Il caro vecchio Tolstoj disegna un vecchio che somiglia al caro vecchio Tolstoj.

Old-Man-sketch_Tolstoj

7) Bukowski che disegna alla Bukowski.

Bukowski

8) Kurt Vonnegut (quando scrittura e disegno hanno lo stesso tratto).Vonnegut

9) Borges, L’idra dei dittatori (da riproporre in versione aggiornata).

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10) John Updike l’aspirante cartoonist (stesso umorismo).updikebed

 

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10 scrittori che disegnavano (alcuni bene, altri meglio) – parte prima

1) Günter Grass, La ratta (quest’uomo, un surplus di talento).leseratte

2) Kafka, Le metamorfosi (il dono della sintesi, l’angoscia in sintesi).

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3) William Blake, Canto V dell’Inferno (poeta visionario illustra il più visionario di tutti i poeti).Illustrations_to_Dante's_Divine_Comedy_object_10_Butlin_812-10_The_Circle_of_the_Lustful_Francesca_Da_Rimini

4) William Faulkner l’illustratore (prima di diventare William Faulkner lo scrittore).williamfaulkner

5) Jack Kerouac (anche lui se la cavava).07_JK_055

Citazione della domenica – i veri protagonisti della recherche

Ma, quando di un antico passato non sussiste niente, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più intensi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a reggere, senza piegarsi, sulla loro gocciolina quasi impalpabile, l’immenso edificio del ricordo.

Marcel Proust, Dalla parte di Swann, Ed. Bur grandi classici.

Punti interrogativi – dei pericoli del lettore

Ci sono giornate in cui avverto come si può avvertire un taglio nella carne viva che, per quanto possa nutrirmi di libri – e solo dei migliori esemplari tra di loro -, e per quanto possa affinare il mio sguardo sulle cose o averne una qualche specie di parvenza di illusione, non diventerò una persona migliore per questo, né più saggia. Che non è affondando nella pagina scritta che imparerò a esistere. Eppure leggo, non posso fare altrimenti. Come una preghiera senza dio, come una resistenza verso ciò che rappresenta il mondo dei non lettori  quel luogo stretto e ottuso in cui le domande sono poche e mal formulate. In cui ci si accontenta di porsele dallo stesso identico e assopito punto di vista di ieri, che sarà quello di domani. Ed ecco che la letteratura mi appare uno spazio necessario, capace di contenere e formulare tutto e di non risolvere nulla, perché risolvere il reale non è il suo mestiere, ciò che le riesce meglio è interrogarlo. Se leggere è resistere, resistere dove può portarci? Qual è il fine ultimo dello sguardo che si espande a contatto con la pagina scritta?
Leggere non mi aiuta a vivere, leggere mi aiuta a capire  e capire non è sufficiente. Leggere è anche emozionarsi, ma l’emozione del libro fino a che punto mi appartiene? Se esistono pericoli per il lettore, quali sono? Cercare chiavi per porte che non si apriranno?
Se non cerco la fusione con l’altro, quella speciale fusione con l’altrove che è il libro non sarà niente se non materiale inerte, utile tuttalpiù per un brillante esercizio solipsistico.
Se il libro non mi avvicina all’altro, se il libro me ne allontana, non solo non ho compreso ciò che il libro voleva dirmi. Non ho capito che cos’è la letteratura, a cosa serve. Ne ho fatto un idolo inutile e bello. Dobbiamo essere dentro le cose, sempre  non limitarci a osservarle, ma annusarle e prenderle. Dobbiamo essere nell’altro e per l’altro, senza mai rintanarci nella pagina scritta come in un rifugio chiuso dall’interno.
Possiamo usare il libro come una chiave per porte che non si aprono – salvo scoprire che bastava bussare e qualcuno, dall’altra parte, ci avrebbe aperto. Ciò che il libro ha fatto, ciò che il libro sa fare, è rivelarci che quella porta esisteva.
E ancora leggo – come una terapia autoprescritta, che non si a sa bene se curerà i nervi giusti o andrà a stuzzicarne di altri, e va bene così.

#Citazione della sera – Vladimir Majakovskij

Memoria!
Raduna nella sala del cervello
le schiere inesauribili delle amate.
Da un occhio all’altro effondi il sorriso.
Di antiche nozze travesti la notte.
Di corpo in corpo effondete la gioia.
Che nessuno dimentichi una simile notte.
Oggi suonerò il flauto
sulla mia colonna vertebrale.

Da Il flauto di vertebre.

Dieci libri per dieci stati di esistenza – 1/10

Crisi di coppia (e non solo) – Revolutionary road di Richard Yates

Lo so, ci sono libri su cui si dovrebbe scrivere “Nuoce gravemente alla salute”, e Revolutionary road è uno di questi. Soffocante, quasi claustrofobico, un puro concentrato del più brutale realismo americano. Un libro sul fallimento, anzi, un libro su tutti i fallimenti: personale, professionale e familiare, non c’è caduta da cui i Wheeler si siano salvati, nessun picciol legno a cui aggrapparsi per evitare non tanto il naufragio – che già sarebbe qualcosa – ma la morte per acqua. Vocazioni inconcludenti, aspirazioni castrate, intimità e sentimenti letteralmente slabbrati dalla frustrazione, la caduta dei Wheeler non ha il manto epico della grande tragedia, niente di roboante. È, piuttosto, tessuta con la stoffa grigia e meschina del dramma borghese, somiglia a un singhiozzo stroncato in maniera crudele, quasi chirurgica. Potreste pensare che si tratti di una lettura fondamentalmente insalubre, uno di quei libri tossici che ci si potrebbe risparmiare, come il mio pacchetto giornaliero di sigarette. Tuttavia, se siete in crisi di coppia/coniugale, questo capolavoro di miseria umana vi può servire. Per ricordarvi che siete vivi, che esistono ben altri inferni domestici e – soprattutto – che non siete Frank o April Wheeler. E potete farcela. Ed è ciò che vi auguro.

Se invece dopo aver letto il libro succede il fattaccio – ovvero se i Wheeler fossero, vostro malgrado, proprio il genere di specchio in cui non avreste mai voluto riconoscervi – allora è arrivato il momento di lasciarsi, e alla svelta. E/o, magari, rivolgersi a uno psicoterapeuta.

#Citazione della notte

La tortura di essere la vita
In una carne breve e sciagurata
Tutto il diabolico viso velato
In una camera senza uscita
E i testimoni delle solitudini
Gli occhi di tutto avulsi e sanguinosi
E le vesti sporcate e senza vita
Della bellezza e del terrore umano
Eccoli grande muta testa farsi
Il viso triste che patisce sparso

Guido Ceronetti (24 agosto 1927 – 13 settembre 2018)

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